Servizi socio-sanitari e assistenziali residenziali (Rsa), semi-residenziali e domiciliari: la fase due ancora all’insegna dell’inadeguatezza

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Nessun coinvolgimento degli operatori delle strutture nei protocolli di sicurezza e nessun confronto con il sindacato  

Non sono bastati i numeri choc delle morti nelle fasce di popolazione più fragili, a partire dagli anziani ospiti nelle RSA lombarde, o spesso abbandonati al proprio domicilio, per convincere Regione Lombardia che sono stati fatti errori e che è indispensabile cambiare strada.

Gli incontri avuti nelle giornate di ieri e di oggi, dove sono stati illustrati gli indirizzi per la riapertura in sicurezza delle unità di offerta e della riattivazione dei servizi del sistema socio-sanitario e sociale lombardo, sembrerebbero confermare l’assenza di un progetto di gestione del rischio, di risposta ai bisogni a alla qualità dell’offerta assistenziale e una prospettiva di riorganizzazione della rete dei servizi territoriali.

La sicurezza viene garantita se si coinvolgono tutti i soggetti compresi i lavoratori e gli operatori del sistema che in questa drammatica situazione hanno comunque garantito la tenuta dei servizi.

Con la Delibera di Giunta che sta per assumere, Regione Lombardia sembra preoccuparsi solo di indicare le responsabilità in capo agli enti gestori e alle ATS. 

Chiediamo al Presidente di Regione Lombardia, ad ANCI e agli Enti gestori di modificare questo approccio e di realizzare percorsi condivisi per una ripresa sicura.