Contrattazione sociale: 200 accordi nel 2025, crescita del 25%

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Nel 2025 la contrattazione sociale e territoriale svolta dalla CGIL in Lombardia è cresciuta del 25% rispetto al 2024.

Nel corso dell’anno sono stati sottoscritti 200 accordi, verbali e protocolli, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla contrattazione sociale della CGIL.

Le intese interessano territori in cui vive quasi la metà della popolazione lombarda, secondo la rielaborazione contenuta nel resoconto annuale dello SPI CGIL Lombardia.

Il dato racconta un lavoro che incide sulla vita quotidiana delle persone. Dietro ogni accordo ci sono servizi, tariffe, interventi sociali e scelte pubbliche che riguardano il reddito, la salute, la casa, la scuola e l’accesso ai diritti.

Cosa prevede la contrattazione sociale

La contrattazione sociale e territoriale affianca quella svolta nei luoghi di lavoro.

Insieme a CISL, UIL e alle rispettive federazioni dei pensionati, la CGIL si confronta con Comuni, Province, Regione Lombardia, Aziende sociosanitarie territoriali, Agenzie di tutela della salute, prefetture, università e associazioni datoriali.

La contrattazione sociale incide su risorse pubbliche rilevanti, orientandole verso servizi, welfare e sostegno ai redditi.

Gli accordi riguardano in particolare:

  • servizi sociali, sanitari e sociosanitari;
  • imposte, tariffe locali e sostegno ai redditi;
  • casa e governo del territorio;
  • diritto allo studio, infanzia e giovani;
  • disabilità, accoglienza e inclusione;
  • pari opportunità e conciliazione tra vita e lavoro;
  • occupazione e formazione;
  • legalità e appalti;
  • partecipazione e democrazia territoriale.

Dalle tariffe locali alle rette delle RSA

Gli accordi sottoscritti nel 2025 hanno riguardato l’accesso ai servizi sociali e sociosanitari, il trasporto scolastico, l’accompagnamento delle persone anziane, il sostegno alla socialità e gli interventi per l’emergenza abitativa.

La contrattazione è intervenuta anche sulla riduzione di imposte e tariffe locali, sui contributi per le famiglie con redditi bassi e sulle misure per il diritto allo studio.

Altri accordi hanno affrontato il costo delle rette delle Residenze sanitarie assistenziali, la digitalizzazione dei servizi e la distanza che ancora separa molte persone anziane dagli strumenti necessari per accedere ai propri diritti.

Sono stati inoltre promossi protocolli sugli appalti, per contrastare illegalità e lavoro di scarsa qualità, e progetti con le università sulla coabitazione e sulla cura tra generazioni.

Territori diversi, bisogni diversi

Le aree considerate nei dati non coincidono sempre con le province amministrative o con i comprensori sindacali.

Una parte della contrattazione si svolge a livello interprovinciale oppure interessa territori definiti dalle loro caratteristiche sociali, sanitarie ed economiche.

Questo rende difficile ricondurre ogni accordo a una sola area amministrativa, ma consente di affrontare problemi che spesso superano i confini comunali o provinciali.

Monica Vangi: “Gli accordi producono risposte concrete”

«Un accordo territoriale può cambiare il costo di un servizio, facilitare l’accesso a una cura, sostenere una famiglia in difficoltà o tutelare la qualità del lavoro negli appalti. La crescita registrata nel 2025 mostra che il confronto con le istituzioni può produrre risposte concrete. Ora dobbiamo estenderlo alle nuove fragilità che stanno emergendo nei territori», dichiara Monica Vangi, della Segreteria della CGIL Lombardia.

Le priorità per i prossimi anni

Tra le priorità della contrattazione sociale c’è la salute mentale.

Servono servizi pubblici accessibili, personale adeguato e continuità nella presa in carico. La salute mentale non può dipendere dal reddito o dal luogo in cui si vive.

Un altro terreno riguarda la conciliazione tra vita e lavoro. Gli orari dei servizi, i trasporti, la scuola, l’assistenza e la cura delle persone incidono direttamente sulla giornata e sul reddito di chi lavora.

Casa, infrastrutture e governo del territorio rappresentano un’altra priorità. L’emergenza abitativa, la mobilità verso i luoghi di lavoro, il recupero delle aree dismesse e l’impatto di nuovi insediamenti, compresi i data center, richiedono programmazione e confronto con le comunità.

La contrattazione dovrà inoltre occuparsi di medicina di genere, salute nel lavoro penitenziario, spazi sociali e di aggregazione, beni confiscati alle mafie e contrasto alle dipendenze, compreso il gioco d’azzardo patologico.

Contrattare per migliorare la vita nei territori

Le disuguaglianze non si riducono con gli annunci.

Servono servizi pubblici accessibili, risorse e accordi di cui sia possibile verificare gli effetti.

La contrattazione sociale resta uno strumento per intervenire su ciò che pesa ogni giorno sulla vita delle persone: il costo di una retta, l’accesso a una visita, la disponibilità di un servizio, la possibilità di trovare casa o raggiungere il luogo di lavoro.

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