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Ore di fuoco per i lavoratori della Lombardia. Metalmeccanici e chimici (anche in somministrazione) proclamano lo sciopero, la scuola e la funzione pubblica minacciano diffide. Ancora troppe persone costrette a spostarsi per lavoro, compromettendo la salute personale e pubblica

 

Centinaia di migliaia di persone costrette a muoversi per andare al lavoro, ancora. Bisogna fermare le attività non indispensabili. Scioperiamo per il bene di tutti“. Così Alessandro Pagano, segretario generale della Fiom CGIL Lombardia. I metalmeccanici oggi hanno dato l’annuncio: il 25 marzo sciopero unitario di otto ore. Lo stesso ha fatto il sindacato dei chimici, tessili, manifatturieri.

Il punto è che, con questi codici Ateco, nei nostri settori possono lavorare quasi tutti” segnala Francesco Di Salvo, segretario generale Filctem CGIL Lombardia. “Nel settore chimico, per esempio, rientra la cosmesi. Quindi chi produce mascara rientra nelle produzioni essenziali. I lavoratori della gomma e plastica devono lavorare, ma tra di loro c’è chi produce assi per wc. Capiamo che non sia semplice dare indicazioni specifiche, ma così non c’è restrizione”.

Lo sciopero del 25 marzo è proclamato anche per i lavoratori in somministrazione dei settori metalmeccanico, chimico e tessile.”I lavoratori somministrati come quelli diretti – denunciano Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp della Lombardia – , vivono una situazione di fortissimo di disagio a seguito della diffusione epidemica COVID19 ed alle relative problematiche di tutela della salute. Vogliamo rivendicare con forza una costante attività di vigilanza sui luoghi di lavoro da parte delle agenzie, nel pieno ed assoluto rispetto dei Decreti emergenziali delle ultime settimane, richiedendo l’utilizzo tassativo di tutti i dispositivi di protezione individuale a garanzia della sicurezza e salubrità dei lavoratori”.

Anche i lavoratori dei servizi pubblici continuano a spostarsi per lavoro. Nelle amministrazioni locali e centrali, dove la modalità ordinaria di lavoro deve essere quella “agile”, non sempre si rispettano le decisioni governative. Succede per esempio nei piccoli comuni, che si sottraggono al lavoro agile additando a volte come giustificazione l’arretratezza tecnologica. “Lo ribadiamo: la salute viene prima di tutto. Riterremo responsabili di eventuali danni alla salute le amministrazioni inadempienti” dice Manuela Vanoli, segretaria generale Fp CGIL Lombardia. I sindacati dei lavoratori pubblici fanno partire le diffide.

Minaccia di diffide anche nella scuola. “Molti dipendenti continuano a recarsi sul posto di lavoro nelle scuole della nostra regione. È il personale ATA (amministrativo, tecnico, ausiliario), una platea di circa 30mila persone in Lombardia”, così Tobia Sertori, segretario generale Flc Cgil Lombardia. “Lo ribadiamo da tempo e i vari dpcm, le ordinanze e le note del Ministero dell’Istruzione hanno precisato che nelle scuole si può e si deve garantire il diritto allo studio degli studenti e i servizi a supporto con la riorganizzazione del lavoro senza la presenza fisica a scuola. È compito dei dirigenti scolastici limitare il più possibile la presenza fisica del personale sul posto di lavoro, assicurando esclusivamente le attività indifferibili ed erogabili solo in presenza. Ad esempio la cura degli animali nelle aziende agrarie”.

L’ultima dichiarazione di sciopero in ordine di tempo arriva dai sindacati dei lavoratori della comunicazione. Otto ore mercoledì 25 marzo per i dipendenti dei settori industriali della lavorazione della carta, del cartone, della stampa.

“Chiuderemo le attività produttive non essenziali”, aveva detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma così non è stato. “Siamo arrabbiati e delusi”, commenta la segretaria generale della CGIL Lombardia, Elena Lattuada. “Prima un annuncio a reti unificate per dire una cosa, poi il messaggio cambia su pressione delle imprese, perché ancora una volta è prevalso il profitto”. “Come si fa ad imporre una ulteriore restrizione alla circolazione dei cittadini, e nello stesso momento imporre a migliaia di persone di continuare a spostarsi per lavoro? Persone che lavorano gomito a gomito coi colleghi, magari senza dispositivi di protezione. E’ inaccettabile! Bisogna applicare il Protocollo nazionale per la sicurezza nei luoghi di lavoro e dove questo non viene fatto, ci mobiliteremo con le Rsu e tutte le nostre strutture. Confindustria sostiene che siamo in una “economia di guerra”, ma qui l’unica guerra è per la vita e la salute”.