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Remigration, la risposta dei dati: a Gallarate il confronto

Un’occasione di confronto pubblico e approfondimento, per riportare il tema dell’immigrazione sul terreno dei dati e della realtà sociale dei territori, contro la propaganda e le logiche della cosiddetta “remigration”. È questo il senso dell’iniziativa promossa da CGIL Varese e CGIL Lombardia a Gallarate, con la presentazione del Dossier statistico immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche IDOS, illustrato dal presidente Luca Di Sciullo.

Un fenomeno strutturale, non un’emergenza permanente

Nel suo intervento, Di Sciullo ha ricordato che le migrazioni sono un fenomeno globale e strutturale: nel mondo vivono oltre 300 milioni di persone fuori dal proprio Paese di nascita. In Italia, gli stranieri residenti sono 5,4 milioni, pari al 9,1% della popolazione, mentre in Lombardia i cittadini stranieri sono 1.221.000: il 22,7% di tutti gli stranieri residenti in Italia e il 12,1% della popolazione regionale.

Un dato che conferma la centralità della Lombardia nel quadro nazionale: “un cittadino straniero su quattro” vive nella nostra regione. Nella provincia di Varese, gli stranieri residenti sono 79.107 (circa il 9% della popolazione), con una crescita del 4% rispetto al 2024. Un elemento significativo riguarda la composizione di genere: le donne rappresentano il 52,9%.

Varese: saldo naturale positivo per gli stranieri, negativo per gli italiani

Nel quadro provinciale, i dati mostrano anche un elemento demografico cruciale. Nel 2024, in provincia di Varese le nascite da cittadini stranieri sono state 806, pari al 14% del totale delle nascite, mentre i decessi sono stati 199: un saldo naturale positivo di +607.
Al contrario, per i cittadini italiani si registrano 4.665 nascite e 9.318 morti, con un saldo naturale negativo di -4.653.

Un quadro che conferma quanto il tema demografico sia intrecciato con quello migratorio e con la tenuta futura del sistema economico e sociale.

Lavoro e scuola: la presenza straniera è parte del territorio

Il dossier IDOS restituisce anche un dato chiave sul lavoro: in Lombardia gli occupati stranieri sono 600.300, pari al 13,2% del totale. Un contributo che riguarda in modo diretto la produzione di ricchezza e il funzionamento quotidiano dei servizi e delle filiere produttive.

Sul fronte dell’istruzione, in provincia di Varese gli studenti con cittadinanza non italiana sono 15.925, pari al 12,8% degli iscritti. Un dato che richiama la necessità di investire nella scuola come spazio di integrazione reale e prevenzione delle disuguaglianze.

Emigrazione: Lombardia e Varese tra le prime per espatri

Accanto ai dati sull’immigrazione, durante l’iniziativa è emersa anche la dimensione dell’emigrazione italiana. In Lombardia gli iscritti all’AIRE sono 689.990, mentre in provincia di Varese sono 73.000.
Nel solo 2024, la Lombardia ha registrato 22.000 partenze, pari al 18,5% del totale nazionale. Un dato significativo riguarda anche i cosiddetti “nuovi cittadini italiani”: negli ultimi due anni, circa un espatriato su cinque è una persona che ha acquisito la cittadinanza italiana.

Un elemento che pone interrogativi sulle condizioni del lavoro, della retribuzione e delle opportunità offerte dal Paese, anche per chi ha scelto (o ottenuto dopo anni) di diventare cittadino italiano.

Il confronto tra i sindaci: politiche locali e carenza di risorse

Dopo la presentazione del rapporto, si è svolta una tavola rotonda coordinata dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli, con i sindaci Andrea Cassani (Gallarate) e Davide Galimberti (Varese) e con Carmelo Lauricella, intervenuto per la Provincia di Varese in sostituzione del presidente Marco Magrini.

Il confronto ha fatto emergere approcci diversi ma un nodo comune: il peso delle politiche migratorie ricade in larga misura sui Comuni. Da un lato le difficoltà legate a scuola, welfare e sicurezza urbana; dall’altro il ruolo dei servizi educativi, dello sport e delle politiche abitative come strumenti di inclusione e prevenzione dei conflitti.

Al centro del dibattito anche la gestione dei minori stranieri non accompagnati e la carenza di risorse statali a sostegno degli enti locali, con ritardi nei rimborsi che mettono in difficoltà le amministrazioni.

Di Sciullo: sicurezza e coesione sociale

A tenere insieme i diversi livelli è stata l’analisi di Luca Di Sciullo, che ha richiamato una visione di lungo periodo:
«La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma con la coesione sociale e l’integrazione».

Un invito a leggere i territori non solo attraverso la lente emergenziale, ma come luoghi in cui l’integrazione passa da servizi, scuola, welfare, casa, lavoro regolare e spazi di socialità.

Cappelletti: parità di trattamento contro dumping e fratture sociali

A concludere l’iniziativa è stata la segretaria generale CGIL Lombardia Valentina Cappelletti, che ha ribadito la posizione del sindacato: la risposta alla propaganda e alla “remigration” non può essere l’inasprimento dei diritti o la guerra tra poveri, ma la costruzione di politiche fondate sulla parità di trattamento, sul contrasto allo sfruttamento e sul rafforzamento di un welfare universale.

La linea della CGIL è chiara: senza diritti e tutele uguali per tutte e tutti, si alimentano dumping salariale, precarietà e conflitti sociali, mentre una società più giusta e coesa è anche una società più sicura.