Cassa integrazione straordinaria Lombardia: +14,9% nel 2026
Nei primi sei mesi del 2026 autorizzate oltre 18,5 milioni di ore. CGIL Lombardia: «Le crisi aperte mostrano processi di ridimensionamento che mettono a rischio occupazione e capacità produttiva».
La Cassa integrazione straordinaria in Lombardia continua a crescere. Nei primi sei mesi del 2026 sono state autorizzate 18.525.472 ore, contro le 16.117.710 dello stesso periodo del 2025. L’aumento è del 14,94%.
Crescono anche le ore autorizzate attraverso i Fondi di solidarietà. A giugno 2026 in Lombardia sono state 145.174, contro le 109.692 dello stesso mese del 2025, con un incremento del 32,35%.
Per CGIL Lombardia sono numeri che segnalano un quadro produttivo e occupazionale da non sottovalutare, soprattutto alla luce delle numerose crisi aziendali aperte nella regione.
Cassa integrazione straordinaria in crescita anche a livello nazionale
Il quadro nazionale conferma la crescita della Cassa integrazione straordinaria. A giugno 2026 sono state autorizzate 27,4 milioni di ore, il 63,9% in più rispetto ai 16,7 milioni di giugno 2025.
Nello stesso mese, la Cassa integrazione ordinaria si è attestata a 21,4 milioni di ore. Il dato diminuisce del 20,5% rispetto a giugno 2025, mentre cresce del 23,6% rispetto a maggio 2026.
«La cassa integrazione non fotografa soltanto le crisi già esplose, ma può anticipare processi di ridimensionamento produttivo e occupazionale», afferma Ivan Comotti, segretario della CGIL Lombardia con delega al Mercato del lavoro.
«Il calo su base annua della cassa ordinaria, insieme alla crescita della straordinaria e all’aumento dei Fondi di solidarietà rispetto al mese precedente, ci dice che non siamo davanti soltanto a una fase di rallentamento. Ci sono processi che interessano imprese di dimensioni diverse e che rischiano di ridurre in modo stabile attività produttiva e occupazione».
Le crisi aziendali aperte in Lombardia
Il quadro emerge con chiarezza anche dalle principali vertenze aperte sul territorio lombardo.
A Castelbelforte, nel Mantovano, lo stabilimento Mantua.it del gruppo Italpizza ha annunciato 50 esuberi senza ricorrere agli ammortizzatori sociali.
CGIL Lombardia segnala inoltre una crescente difficoltà, nei casi di cessazione totale o parziale dell’attività, nell’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria per cessazione. Si tratta di uno strumento pensato proprio per accompagnare le chiusure e ridurne l’impatto occupazionale.
«Sempre più spesso le imprese non intendono sostenere il costo addizionale previsto per accedere alla CIGS per cessazione», sottolinea Comotti. «Il rischio è che il costo delle scelte aziendali ricada direttamente sulle persone che lavorano».
A Malpensa, invece, lo spostamento delle attività cargo di Amazon verso l’aeroporto di Montichiari, nel Bresciano, determina, secondo quanto comunicato, 190 esuberi tra le lavoratrici e i lavoratori di MLE-BCUBE.
«Chi decide una diversa organizzazione delle attività e della produzione deve assumersi anche la responsabilità delle conseguenze occupazionali e sociali delle proprie scelte», afferma Comotti.
Da SIAE a Electrolux: occupazione e capacità produttiva a rischio
Tra le vertenze aperte c’è anche quella di SIAE a Cologno Monzese, che coinvolge circa 600 lavoratrici e lavoratori. L’azienda è stata ammessa all’amministrazione straordinaria ai sensi della Legge Marzano.
La crisi mette insieme problemi industriali, finanziari, istituzionali e occupazionali. Per CGIL Lombardia è necessaria una scelta chiara del Governo sul futuro della presenza industriale nel settore.
Preoccupa anche il piano annunciato da Electrolux, che prevede 200 esuberi nello stabilimento di Solaro e 1.700 a livello nazionale. Le organizzazioni sindacali ne hanno chiesto il ritiro, giudicandolo più vicino a uno smantellamento della capacità produttiva che a una vera riorganizzazione industriale.
Serve una nuova politica industriale
Alla ripresa dopo la pausa estiva, per CGIL Lombardia non è sufficiente affrontare le crisi aziendali una alla volta.
Servono investimenti e politiche industriali, soprattutto con l’esaurirsi della leva straordinaria rappresentata dal PNRR. L’obiettivo deve essere costruire un nuovo modello produttivo capace di tenere insieme sviluppo, innovazione, coesione sociale e giustizia distributiva.
Occorre orientare le risorse pubbliche e private verso le filiere strategiche, la ricerca, l’innovazione, la decarbonizzazione e il rafforzamento dell’autonomia produttiva e tecnologica del Paese.
La transizione ambientale e digitale deve essere governata mettendo al centro il lavoro, la qualità dell’occupazione, la formazione e la riqualificazione continua delle competenze.
In Lombardia questo significa anche anticipare le trasformazioni del sistema produttivo e costruire una sede stabile di confronto tra Regione e parti sociali sulle scelte strategiche e sugli investimenti.
CGIL Lombardia chiede quindi il varo di un piano nazionale di politica industriale capace di affrontare le debolezze strutturali del sistema produttivo.
CGIL Lombardia: serve un ammortizzatore sociale universale
Accanto alla politica industriale è necessario rafforzare gli strumenti di protezione del lavoro.
CGIL Lombardia ribadisce la richiesta di un ammortizzatore sociale universale, capace di tutelare non soltanto chi è assunto direttamente dall’impresa coinvolta nella crisi, ma anche chi lavora negli appalti, nei servizi e negli affidamenti, senza limiti legati al contatore delle prestazioni.
«Gli ammortizzatori devono proteggere il lavoro durante i cambiamenti produttivi, ma da soli non bastano. Devono essere accompagnati da investimenti, politiche attive, formazione e riqualificazione. Senza una politica industriale e senza tutela dell’occupazione, la cassa integrazione rischia di diventare la gestione ordinaria del declino».
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