Remigration Summit, Fontana non legittimi razzismo istituzionale
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La partecipazione annunciata del presidente della Regione Lombardia al Remigration Summit in programma il 18 aprile a Milano darebbe legittimazione istituzionale a un progetto politico fondato su esclusione, razzismo e suprematismo.
Il Remigration Summit in programma a Milano il prossimo 18 aprile non è un appuntamento neutro. La partecipazione annunciata del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a questa iniziativa rappresenta un fatto grave, perché rischia di attribuire legittimazione istituzionale a un progetto politico fondato su esclusione, discriminazione e gerarchia tra le persone.
“Il manifesto per la remigrazione e la riconquista, lanciato fra gli altri da CasaPound, è un progetto ideologico e culturalmente violento”, dichiara Valentina Cappelletti, segretaria generale della CGIL Lombardia. “Remigrare significa incentivare il ritorno nei Paesi di origine di cittadini e cittadine straniere che vivono e lavorano regolarmente insieme a noi. Significa spendere soldi pubblici per dire a queste persone che qui non sono le benvenute, rinunciando a una componente strutturale della nostra società, del nostro mercato del lavoro e persino del nostro sistema produttivo”.
Il Remigration Summit colpisce una parte essenziale della Lombardia
Le conseguenze di una simile impostazione, in una regione come la Lombardia, sarebbero pesantissime. Vorrebbe dire colpire oltre 1,2 milioni di persone regolarmente presenti, fare a meno di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di 131.985 imprese con titolari stranieri, del contributo di oltre un milione di contribuenti che versano più di 3 miliardi di euro di Irpef, e mettere in discussione il futuro di 235.826 bambini e bambine che studiano nelle scuole lombarde.
I dati richiamati nella dichiarazione fanno riferimento a elaborazioni di Fondazione Leone Moressa e Fondazione ISMU e mostrano con chiarezza quanto sia falsa e pericolosa la propaganda che accompagna il Remigration Summit. Colpire le persone straniere che vivono, lavorano e studiano in Lombardia significa colpire la società lombarda nel suo insieme, il sistema produttivo, i servizi e la coesione sociale.
Nessuna istituzione legittimi il Remigration Summit
“Poiché tutto questo è non solo ingiusto ma anche irrealistico, ci aspettiamo che il presidente della Regione Lombardia non si presti a un’operazione che, sotto una demagogia aggressiva, nasconde in realtà razzismo e suprematismo. Nessuna carica istituzionale dovrebbe sostenere un progetto di questo tipo”, conclude Cappelletti.
Di fronte a iniziative come il Remigration Summit, che alimentano odio, esclusione e discriminazione, è necessario ribadire con nettezza che non può esserci alcuna ambiguità da parte delle istituzioni democratiche. La Lombardia ha bisogno di lavoro, diritti, uguaglianza e convivenza. Non di propaganda razzista e suprematista.