Frontalieri in Svizzera, stop alla tassa sulla salute
Lavoratori frontalieri in Svizzera: le richieste dei sindacati
Le organizzazioni sindacali dei frontalieri chiedono tre interventi chiari: il ritiro della tassa sulla salute, la piena applicazione del Decreto Omnibus e la tutela dei ristorni fiscali.
La presa di posizione arriva dopo le numerose segnalazioni ricevute da lavoratrici e lavoratori frontalieri. Al centro ci sono i problemi fiscali che stanno colpendo chi lavora in Svizzera, in particolare in Canton Ticino.
Tassazione in Canton Ticino: cosa contestano i sindacati
Secondo le OO.SS., l’autorità dell’imposta alla fonte del Canton Ticino starebbe applicando una tassazione sui redditi da lavoro dei lavoratori transcantonali senza tenere conto di quanto previsto dalla normativa italiana.
Il riferimento è all’articolo 6 del Decreto Legge 113 del 9 agosto 2024, il cosiddetto Decreto Omnibus, poi convertito nella Legge 143 del 7 ottobre 2024.
La norma prevede, a determinate condizioni e solo per alcune categorie di frontalieri dipendenti in Svizzera, la possibilità di scegliere un’imposta sostitutiva. Questa imposta è pari al 25% delle imposte applicate in Svizzera sugli stessi redditi da lavoro dipendente.
Secondo i sindacati, però, l’autorità ticinese starebbe interpretando questa aliquota opzionale come una tassazione speciale. In questo modo la collocherebbe fuori dalle intese transnazionali, applicando così il 100% della tassazione alla fonte.
Decreto Omnibus e accordo del 2024
Per le organizzazioni sindacali questa interpretazione contrasta con l’intesa raggiunta nel luglio 2024 tra il ministro Giorgetti e CGIL, CISL e UIL dei frontalieri.
Quell’accordo puntava a risolvere il problema dei vecchi frontalieri, nato da una diversa interpretazione cantonale del trattato internazionale sul confine utile a determinare la fascia di vantaggio fiscale.
L’obiettivo era chiaro: garantire ai frontalieri una tassazione sostanzialmente analoga a quella precedente al nuovo trattato internazionale, anche attraverso un sistema di prelievo concorrente e non più esclusivo in Svizzera.
Per questo le OO.SS. chiedono al Governo italiano e a Regione Lombardia di intervenire. Il punto, spiegano, è fare rispettare le leggi italiane e tutelare i diritti dei lavoratori frontalieri in Svizzera.
Tassa sulla salute: i sindacati chiedono il ritiro
Accanto al tema della tassazione torna anche quello della tassa sulla salute.
Negli ultimi giorni il dibattito si è riaperto dopo diverse prese di posizione politiche, sia in Italia sia in Svizzera. Secondo i sindacati, il quadro conferma il sostanziale stallo del provvedimento.
Il Piemonte ha già confermato la rinuncia alla sua applicazione. Dal lato ticinese, inoltre, sono arrivate dichiarazioni che rafforzano i dubbi sulla misura. Sullo sfondo resta il rischio di doppia imposizione e di violazione del trattato internazionale.
Le organizzazioni sindacali evidenziano anche le posizioni contrastanti emerse dentro la stessa Regione Lombardia. A loro avviso, questo dimostra che la tassa sulla salute, a due anni dalla sua approvazione, resta ancora inapplicata.
Per questa ragione le OO.SS. ribadiscono una richiesta netta: il definitivo abbandono della tassa sulla salute. Inoltre confermano il ricorso alla Corte costituzionale nel caso in cui il provvedimento venisse applicato.
Ristorni fiscali: no a modifiche unilaterali
Un altro tema centrale riguarda i ristorni fiscali.
Le organizzazioni sindacali respingono ogni tentativo di cambiare l’attuale meccanismo. Ricordano infatti che il modello dei ristorni andrà a conclusione nel 2033, come previsto dall’ultimo trattato siglato nel 2020.
Secondo i sindacati, modificare oggi questo sistema metterebbe a rischio la stabilità finanziaria dei Comuni di frontiera. Per questo chiedono di difendere l’attuale normativa e di evitare atti unilaterali.
Il rispetto dei ristorni fiscali, spiegano, è una condizione importante per garantire equilibrio ai territori di confine e certezza alle amministrazioni locali.
Tavolo interministeriale: richiesta di convocazione urgente
Le OO.SS. ricordano infine che molti problemi interpretativi emersi dopo il trattato internazionale, recepito nella legge 83/23, possono essere affrontati negli strumenti già previsti.
Tra questi ci sono la commissione di conciliazione, le procedure amichevoli tra gli Stati e il tavolo interministeriale istituito nel febbraio 2025.
Proprio su questo punto i sindacati tornano a chiedere una convocazione urgente. Il tavolo, infatti, non è più stato riunito dopo la prima seduta.
Per CGIL, CISL e UIL dei frontalieri è necessario riaprire subito il confronto. L’obiettivo è dare risposte concrete ai lavoratori frontalieri in Svizzera e risolvere i nodi ancora aperti tra Italia e Svizzera.