Report dalle giornate di Fondata sul Lavoro, 8/11 settembre 2016

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Report da Fondata sul Lavoro La 5° edizione della Festa della CGIL Valle Camonica Sebino, quest’anno anche festa della CGIL Lombardia
Rogno zona Sagra località Laghetto da giovedì 8 a domenica 11 settembre 2016

Giovedì 8 settembre /  Fondata sul lavoro e non sui giovani. Presentazione del libro “Vite ballerine. Prima e dopo il Jobs Act” di e con Bruno Ugolini (giornalista, storico cronista de l’Unita’) e Daniele Gazzoli (segreteria regionale CGIL). Coordina il dibattito Donato Bianchi (segretario Fillea Vallecamonica Sebino).
Donato Bianchi ha ricordato come sia stato proprio Ugolini uno dei primi a dare spazio ai lavoratori precari nella sua rubrica “Atipiciachi”, pubblicata dal 2001 al 2014 su l’Unita’.
Ugolini, ripercorrendo la propria esperienza intrecciata a quella del sindacato, anche del sindacato lombardo, ha ricordato come tra ritardi e limiti la Cgil – che su questo ha fatto molta autocritica – sia arrivata pero’ a produrre, con la contrattazione inclusiva, una vera e propria svolta nell’azione sindacale verso il lavoro atipico, anche se permangono elementi di difficolta’.
Poi e’ arrivato il Jobs Act che avrebbe dovuto rappresentare il toccasana contro il precariato. Oggi sappiamo che i posti di lavoro ottenuti con quella legge, che non sono andati in prevalenza ai giovani,  sono limitati e legati agli incentivi fiscali che sono a termine. Partendo dal licenziamento senza giusta causa e dai diritti messi in discussione negli ultimi provvedimenti, ha individuato nella Carta dei diritti universali del lavoro un atto riparatore verso i giovani e nei confronti delle tante leggi che in questi anni hanno semidistrutto il diritto del lavoro in Italia. Augurandosi che la battaglia per la Carta dei diritti universali del Lavoro venga vinta dalla Cgil, ha anche auspicato che il suo libro resti piu’ che altro una testimonianza del passato.
La stessa speranza espressa da Daniele Gazzoli, della segreteria regionale della Cgil, che si e’ augurato che un giorno si possa davvero rileggere il libro di Ugolini, in una realtà di diritti acquisiti e riconosciuti per tutti, per ricordare come eravamo.
Quello che abbiamo scritto sulla Carta dei diritti credo sia il progetto più ambizioso che sia mai stato pensato per il mondo del lavoro, ha proseguito Gazzoli. Siamo passati attraverso tante battaglie dei territori, delle categorie, sui tirocini e su altri terreni legati al lavoro precario. Questo e’ il ruolo del sindacato; e la contrattazione inclusiva e’ un passaggio fondamentale per giocare il nostro ruolo. La parcellizzazione del mondo del lavoro, il fatto che nello stesso posto di lavoro coesistano diverse tipologie, ci pone la questione di garantire le stesse tutele, gli stessi diritti e la stessa liberta’ sindacale.
Oggi ci sono le nuove frontiere della precarieta’ che sono i voucher e i tirocinii. La legge di stabilita’ del 2014 e gli sgravi fiscali per le assunzioni hanno determinato la crescita dei contratti a tempo indeterminato che non hanno le stesse tutele degli altri e che oggi stanno diminuendo esponenzialmente, finiti gli sgravi.
Crescono esponenzialmente anche i voucher che segnano, con la degenerazione che ne ha contraddistinto l’uso, una precarizzazione estrema del lavoro.
La Carta universale dei diritti non vuole solo cambiare qualcosa, ma serve a cambiare completamente il paradigma. Non e’ l’economia che deve governare la vita delle persone, bisogna contrastare la mancanza di diritti e la precarieta’; ed e’ per questo che abbiamo scelto di giocare questa partita in mare aperto, con i referendum e la Carta.

Venerdì 9 settembre / Non c’è Europa senza democrazia, inclusione e diritti. Convivenza civile,  lavoro, pace e solidarietà contro il terrorismo.  Confronto con i sindacati di Francia e Gran Bretagna
Attivo regionale delle delegate e dei delegati, delle pensionate e dei pensionati della CGIL Lombardia. Introduzione di Elena Lattuada (Segretario Generale Cgil Lombardia), interventi di Megan Dobney del sindacato Sertuc (UK) e di Jean Michel Gelati  del sindacato CGT Rhône Alpes (FR) (FR), conclusioni del Segretario Generale CGIL Susanna Camusso.

Dopo una breve introduzione sui temi generali legati all’Europa di Gabriele Calzaferri, segretario generale della Cgil Vallecamonica Sebino, Elena Lattuada per aprire il suo intervento alla festa della Cgil Lombardia a Rogno ha evocato le immagini delle vittime del terrorismo e di chi muore per fuggire da guerre e miseria. L’Europa deve rimettere al centro delle sue politiche l’esistenza delle persone, i diritti e il lavoro.
Abbiamo abbattuto dei muri in Europa, non possiamo pensare di erigerne di nuovi ha aggiunto Elena Lattuada commentando la scelta di erigere un muro a Calais.
Cambiare il segno dell’Europa, negoziare, affermare diritti universali e’ fondamentale per il sindacato. Lo sanno bene i nostri compagni dei Cae. E la negoziazione europea ci aiuta a ribadire il ruolo della contrattazione, che e’ il baricentro della nostra azione, come elemento di solidarietà e di difesa dei diritti di tutte e tutti. Lattuada ha poi affrontato il tema della Brexit e dei problemi che apre per l’intero continente.

Jean Michel Gelati, del sindacato Cgt Rhones Alpes, dopo aver ringraziato per l’invito, ha parlato del disorientamento e delle sofferenze comuni ai nostri due paesi e all’Europa, e degli attacchi terroristici, esprimendo vivo apprezzamento per la lettera agli iscritti del segretario generale Cgil Susanna Camusso dopo gli attentati in Francia. La Cgt e’ fedele ai valori fondanti della Repubblica: libertà, solidarietà, pace, democrazia, tolleranza. Attaccando il governo francese definendolo demagogico e populista, ha sottolineato che la Cgt e’ impegnata a lavorare contro la divisione, contro il veleno seminato dall’estrema destra piu’ disgustosa, per affermare i valori della solidarietà. Lo stato d’emergenza che blocca la democrazia francese avrebbe dovuto essere temporaneo ed eccezionale mentre Hollande ne ha fatto una condizione permanente. Il rappresentante della Cgt ha poi denunciato e condannato la repressione e le discriminazioni molto pesanti in atto in Francia contro il sindacato, le sue proteste e la sua iniziativa sociale.
In questo contesto liberticida viene imposta la legge sul lavoro contro la quale il sindacato continuerà a combattere, avanzando la proposta forte, ” rivoluzionaria” per Gelati, di un nuovo Codice del lavoro che richiama la nostra Carta dei diritti universali.
Megan Dobney del sindacato Sertuc (UK) – schierato per il remain nell’UE – ha denunciato un attacco continuo alla condizione delle persone nel Regno Unito. Forse non siamo riusciti a spiegare bene alla nostra gente chi ne porta la responsabilità. I sostenitori della Brexit hanno mentito e fornito cifre sbagliate promettendo che se avessero vinto avremmo avuto piu’ fondi per la salute e la ricerca. “Riprendiamoci il controllo” dei nostri soldi e dei nostri confini, questo e’ stato lo slogan vincente della campagna del “leave”. Facendo un’analisi di quel voto, Dobney ha messo in rilievo i contrasti tra il settentrione piu’ povero e il meridione che, come Londra, ha piu’ risorse. A questo si e’ aggiunto il veleno degli attacchi terroristici, che sono stati l’occasione per l’estrema destra di diffondere l’odio, in particolare contro gli immigrati. La situazione sta peggiorando e l’intolleranza sta provocando aggressioni e agguati xenofobi. In generale il sindacato non permettera’ che l’uscita dalla’UE, della quale non sappiamo ancora quali saranno i tempi e le modalita’, venga pagata dai lavoratori. Abbiamo perso il referendum, ma al di la’ di quale sara’ la collocazione dell’UK nell’UE, ha concluso Megan Dobney tra gli applausi, noi non abbandoniamo l’Europa, resteremo vostri compagni di lotta e sindacalisti europei.

E’ stata poi la volta delle delegate e dei delegati dai luoghi di lavoro e delle leghe Spi: Fabio Paris rsu italcementi Bergamo, Lucilla Pirovano Rsu Regione Lombardia, Enrica Milesi lega SPI di Lecco, Danilo D’Agostino del cae Carrefour di Carugate, Eusebio Paganelli Rsu Dalmine della FIOM Vallecamonica

Le conclusioni di Susanna Camusso
E’ partita dal golpe in Turchia il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, per parlare di Europa alla festa della Cgil della Lombardia e della Valcamonica a Rogno, con un pensiero particolare alla repressione del popolo curdo, alle donne di Kobane, e alla grande questione della liberta’.
“Dobbiamo ricominciare a dire che il terrorismo e’ il piu’ grande nemico della liberta’ che esista”, ha sottolineato.
Dobbiamo chiederci che rapporto ha l’Europa con i fronti di guerra aperti. Sulla questione dei profughi ha sottolineato che “Noi possiamo essere dei soggetti di integrazione che riaffermino valori fondanti della nostra democrazia, ai quali appartiene anche la libertà delle donne. Si può e si deve vivere insieme difendendo e rendendo collettivi i valori della libertà e della democrazia”.
Sulla Brexit, Camusso ha sottolineato come i nostri figli si sentano europei, non solo italiani, e come non sia possibile tornare indietro da un’idea di Europa come spazio comune. Non rinunciamo a quell’idea che e’ anche una speranza di pace. Quando i simboli tornano va posta grande attenzione anche quando tornano ai confini tra Francia e Spagna. Si e’ aperta la stagione in cui l’Europa deve salvare se stessa, ha detto ancora il segretario della Cgil, invitando ad una riflessione sul perché c’e’ stata Brexit e verso dove si dirigeranno i paesi dell’Est, e quando inizieremo a parlare di persone e non di monete. A parlare della condizione delle persone e del lavoro.
Oggi mancano le politiche sociali che diano risposte, mentre c’e’ bisogno che aumenti, non che diminuisca la dimensione sociale europea, e la capacita’ di contrattare dei sindacati a livello europeo. Oggi l’Europa non ha una strategia se non ridurre lo spazio pubblico per ridare fiato alle privatizzazioni e alle politiche liberiste. E a chi dice ” chiudiamoci nei nostri confini, che tutto andra’ bene” dobbiamo dire che in quel tutto andra’ bene c’e’ il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Sul fronte interno il segretario della Cgil, criticando fortemente il governo sulle politiche del lavoro, che non hanno prodotto risultati positivi, ha sottolineato come si stia facendo una politica di deflazione in piena deflazione. Bisogna prima di tutto pensare ad aumentare i salari perche’ non e’ possibile che una parte del paese si arricchisca e un’altra continui ad impoverirsi. E i soldi utilizzati per la decontribuzione si sarebbero potuti usare in modo molto piu’ efficace, ha detto ancora Camusso. Prendendo l’esempio di Italcementi ceduta a una societa’ estera, ha posto l’accento sul patrimonio che l’Italia aveva e non ha piu’. Attivita’ produttive significative sul piano della ricerca, del futuro, dell’innovazione, della messa in sicurezza di questo paese, queste sono il nostro grande patrimonio comune che andrebbe salvaguardato. Basta risparmiare, questo e’ il motto, ma occorre invece riproporre una politica di eguaglianza anche attraverso l’innalzamento dei salari se si vuole uscire dalla crisi. Ha parlato poi della tragedia del terremoto Susanna Camusso, e del valore straordinario dell’impegno dei tanti lavoratori pubblici che li’ hanno operato per salvare vite umane.
Oggi occorre mettere delle risorse, investire nella messa in sicurezza dell’intero paese in un piano di lungo periodo, che comporta alcune scelte precise. Scegliere le priorità: ospedali, scuole, non delegare le scelte. E’ una grande sfida alla quale vogliamo partecipare. Infine ha affrontato i temi dell’economia interna, dagli ammortizzatori sociali al lavoro e alle pensioni. Il governo ha risposto abbastanza bene sulle aree di crisi, dando un anno in piu’ di sostegno al reddito. Ma abbiamo chiesto di risolvere l’ingiustizia sulla Naspi per gli stagionali e il massimo che si e’ ottenuto e’ la proroga di un mese. Poi abbiamo posto la questione dello “scandalo” voucher. Il governo continua a non capire che con l’estensione dei voucher hanno creato un bacino di persone che non hanno un contratto e che devono violare delle regole per avere un qualche compenso per la propria attivita’. Non abbiamo percio’ fatto passi avanti sul lavoro. E’ poi passata al tema delle pensioni. Noi abbiamo la nostra proposta che abbiamo presentato al governo: aumentare le pensioni minime, tenere conto delle diversita’ dei lavori che si svolgono ai fini della pensione e le prospettive previdenziali per i giovani. Su tutto domina l’Ape, che per noi non e’ il contenitore nel quale mettere tutto cio’ che va cambiato. Il sistema che si e’ determinato con la legge Monti Fornero e’ ingiusto e sbagliato e va cambiato. Non si risolve nulla spostando su un terreno finanziario la questione. C’e’ uno spazio, rispetto all’Europa, per le politiche dei governi nazionali. Non e’ possibile continuare sulla strada dell’allungamento infinito. Ma senza risorse non si fa nulla e ne servono molte di piu’ di quelle di cui parla il governo. Pensiamo, con Cisl e Uil, che qualche risposta la otterremo, ma la vertenza resta aperta perche’ l’obiettivo e’ ancora lontano. Sui contratti Camusso ha detto con molta chiarezza che se non ci saranno risposte si andra’ ad una mobilitazione generale di tutte le categorie su questo terreno. Concludendo il suo intervento il segretario generale della Cgil ha parlato della Carta e rivolgendosi anche ai rappresentanti dei sindacati europei ha detto: “non basta difenderci, ma dobbiamo riscrivere il diritto del lavoro. Noi abbiamo cominciato a farlo, e se diventa la strada comune in Europa, ci diamo una mano nel costruire quell’Europa sociale nella quale tutti crediamo e che vogliamo

Venerdì 9 settembre  “FUTURO DELLA BILATERALITÀ LOMBARDA E GLI IMPEGNI DEL SINDACATO”.
A Rogno, alla festa della Cgil Lombardia e della Cgil Vallecamonica-Sebino e’ il momento del dibattito sul “futuro della bilateralità lombarda e gli impegni del sindacato”. Un confronto tra CGIL CISL UIL sul settore artigiano in Lombardia con Giacinto Botti, responsabile artigianato CGIL, Giuseppe Saronni segretario regionale CISL, Claudio Mor responsabile artigianato UIL. Coordina Alessandro Beretta del dip. artigianato Cgil Lombardia. Conclude Elena Lattuada segretario generale della CGIL Lombardia.
Tra due giorni, hanno detto i rappresentanti dei tre sindacati, riparte il confronto tra di noi per riprendere l’iniziativa unitaria nel settore artigiano che, grazie agli importanti accordi firmati, sta facendo registrare forti elementi di novità, in particolare sugli ammortizzatori sociali e sul welfare. Basti pensare alla nascita di Sanarti, il fondo integrativo istituito tre anni fa, alla conquista di nuovi strumenti di assistenza e di tutela della salute dei lavoratori. Il problema è che troppo spesso i lavoratori non lo sanno, e che solo il 10% al momento ne usufruisce. Posizioni molto vicine tra i sindacati confederali che auspicano un coinvolgimento sempre maggiore delle categorie. Abbiamo ottenuto molto con gli accordi interconfederali di questi anni su molti fronti, anche ad esempio sull’apprendistato, ed è importante che questi nuovi diritti vengano conosciuti dai lavoratori perché diventino esigibili. Il comparto artigiani tiene insieme confederalità e categorie, e il sistema della bilateralità può diventare elemento misuratore della rappresentatività. Tenere insieme i lavoratori, non lasciare indietro nessuno non è cosa di poco conto. Concludendo l’incontro il segretario generale della Cgil Lombardia Elena Lattuada ha sottolineato come il settore artigiano sia importante perché tiene insieme un tessuto di piccole imprese che nella nostra regione rappresenta un aspetto fondamentale dell’economia e spesso anche un’eccellenza, e come possa divenire un laboratorio importante per la contrattazione sul terreno del welfare. Per Elena Lattuada nell’artigianato si può lavorare unitariamente per ridurre il numero dei contratti e per definire un modello comune di rappresentanza.

Venerdì 9 settembre “IN PENSIONE DA VIVI”. UNA TAVOLA ROTONDA SULLA RIFORMA DEL SISTEMA PENSIONISTICO
E infine alla festa di Rogno il confronto dal titolo “In pensione da vivi”. Una tavola rotonda sulla riforma del sistema pensionistico aperta da Stefano Landini segretario generale dello SPI CGIL Lombardia con Gianni Geroldi, economista, già Professore Ordinario di Scienza delle Finanze ed Economia della Previdenza e dei Sistemi Pensionistici, componente del Comitato Consultivo per le politiche sociali dell’Unione Europea, Vera Lamonica, Segreteria nazionale SPI CGIL e Marialuisa Gnecchi, deputata del Partito Democratico, componente della commissione Lavoro alla Camera. A coordinare il dibattito Massimo Tedeschi, giornalista del Corriere della Sera, che ha rivolto alcune domande ai partecipanti, sottolineando che l’aspettativa dei pensionati e dei lavoratori è la stabilità.

I continui cambiamenti dalle legge Dini ad oggi hanno creato molte difficoltà. Per l’economista Gianni Geroldi la stabilità del sistema pensionistico è fondamentale per un paese, e la sua funzione principale è fare da pilastro base ad un sistema di protezione sociale che contrasti la povertà’. Il rapporto tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo, a differenza degli ultimi dieci anni, sta peggiorando ma non perché’ aumenta la spesa pensionistica, anzi, il suo contenimento è un dato ormai acquisito. In realtà diminuisce drasticamente il Pil. Guardando in avanti, nella sostenibilità a lungo termine conta il metodo di calcolo delle pensioni. Quello contributivo stabilizza il rapporto col Pil, tuttavia, essendo un metodo determinato da quanto si è versato, chi sta nelle carriere più discontinue presenta gradi di rischio elevati che mettono in discussione la garanzia di sicurezza economica nell’età avanzata. Vera Lamonica ha sottolineato che abbiamo avuto per giorni i titoli dei giornali sul fatto che l’Italia spende più del 16% per le pensioni, dunque il sistema sarebbe insostenibile. Il nostro sistema previdenziale è assolutamente in sicurezza dal punto di vista della spesa. il vero problema è che c’è un sistema economico bloccato. L’attuale sistema pensionistico è rigido e redistributivo al contrario, da’ a chi ha già e toglie a chi ha di meno. Dobbiamo ricostruire la solidarietà nel sistema e pensare a come garantiamo i giovani. Infine, sull’attesa di vita Lamonica si è chiesta: ma davvero è la stessa per tutti, per il cavatore di Carrara come per il lavoratore edile e per altri lavoratori? Lunedì la trattativa col governo; noi giudicheremo alla fine, ma diciamo che il sindacato questo tavolo se l’è conquistato. E’ un tavolo serio, che dura da tempo. Ci andremo con la nostra piattaforma unitaria e ci auguriamo di portare a casa dei risultati. I pensionati non sono un accessorio di questa trattativa ma parte integrante del negoziato. Per noi deve crescere il reddito di salari e pensioni. Pensiamo all’inizio a interventi di sostegno alle pensioni cominciando dalle minime. Sugli usuranti magari non si risolverà tutto e subito ma almeno alcune cose vanno fatte, come modificare la legge che così com’è non si può applicare. Poi, perché’ dobbiamo lasciare agli usuranti un anno di finestra mobile? Allargare la platea è indispensabile sulla base di una griglia delle mansioni particolarmente gravose da parte dell’Inail. Sui precoci noi non torniamo indietro dal nostro obiettivo, non siamo d’accordo che la pensione di anzianità venga cancellata dal nostro ordinamento. Noi chiediamo i 41 anni per tutti, e comunque non si andrà gratis perché’ ci sarà la penalizzazione degli anni di contributi pagati in meno. Una soluzione costosa, e siccome non siamo demagoghi, proponiamo un primo step partendo da chi è più in difficoltà. Possiamo per esempio riconoscere che va almeno a 41 chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età come primo terreno di mediazione? E nel contempo dobbiamo dare un segnale agli altri, e allora bisogna cancellare le penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni. Non costa tanto, e si può dare un segnale. Le ricongiunzioni vanno eliminate perché’ è un furto. Infine l’Ape. Se è quella cosa che il governo intende per flessibilità siamo contro. L’Ape è un prodotto finanziario, e ha un costo elevatissimo per i lavoratori. Arriva al 15 ma c’è l’assicurazione pre morienza e c’è il tasso d’interesse che ricade tutto sul lavoratore. Successe già con il Tfr in busta paga, i lavoratori hanno capito che non conveniva e non l’hanno utilizzato. Altra cosa è se si vuole mandare in pensione un po’ di gente che magari non ha il lavoro o che ha necessità di uscirne, allora si inventa uno strumento ad hoc che sia a costo zero. Ma se si utilizza l’Isee questo c’entra con l’assistenza, non con la previdenza. Speriamo che ci diano ragguagli sull’Ape perché’ è ormai più nell’opinione pubblica che al quel tavolo e i contorni non sono affatto chiari. Noi lavoriamo per un’intesa, e ce la stiamo mettendo tutta per uscire da quel tavolo con risultati anche piccoli nella speranza che cambi la fase e si provi a far ripartire il paese.
Marialuisa Gnecchi ha messo in luce come oltre i 65 anni non si possa nemmeno più accompagnare alla guida un principiante col foglio rosa ma si possa invece guidare una locomotiva a oltre 66. Bisogna lavorare bene sulle differenze tra lavoro e lavoro e sull’aspettativa di vita, e ci auguriamo che ci sia una disponibilità del governo, finora manifestata da Nannicini, rispetto alla legge di stabilità. Ci sono state molte leggi ma gli ultimi provvedimenti hanno smontato il sistema, togliendo sicurezze alle persone. In commissione lavoro della Camera ci si è confrontati sulle questioni poste dalla piattaforma di Cgil Cisl Uil e si è formulata una proposta che sarà posta al tavolo del negoziato.

Domenica 11 settembre –  L’autunno che verrà. 15 anni dopo l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, Il mondo è ancora più impaurito e smarrito.
Riccardo Venchiarutti (giornalista Rai) intervista il sen. Corradino Mineo (direttore editoriale di Left, già direttore di Rainews 24 e corrispondente Rai a Parigi e New York) sull’attualità internazionale e politica.
Corradino Mineo, intervenendo domenica mattina all’ultimo dibattito di #fondatasullavoro, intervistato dal giornalista Rai Riccardo Venchiarutti, tracciando lo scenario europeo ha sottolineato tra l’altro il carattere populista delle destre dei muri e del nazionalismo, composte dal piccolo ceto medio frustrato economicamente e culturalmente, e nel contempo la. radicalizzazione religiosa, medievale del fondamentalismo.
La sinistra si barcamena, Renzi preferisce la destra, le multinazionali.
Non basta essere europeisti, bisogna sapere che Europa vogliamo. Ventotene non basta.
A questo scenario internazionale hanno contribuito le guerre, quella in Irak, ma anche in Serbia, fino all’11 settembre. In medio oriente hanno tutti un interesse di parte, anche economico, ma il dato importante è la sconfitta dell’egemonia americana a cui l’Europa non ha saputo e voluto rispondere. Gli Stati hanno difeso anche i terroristi, per timidezza, incompetenza e interesse, vedi la situazione in Siria.
Noi dobbiamo riprendere e difendere la nostra cultura ma ci vuole una visione chiara del ruolo dell’Europa nella costruzione di uno scenario di pace e convivenza, una visione, un progetto comuni.

Cristina Pecchioli, ufficio stampa Cgil Lombardia

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