Basta morire sul lavoro. Mercoledì 21 settembre sciopero dei metalmeccanici in tutta Italia

in UFFICIO STAMPA e COMUNICAZIONE

Dopo le tre vittime di giovedì 15 e sabato 17 settembre (a Piacenza, Taranto e Roma), Fim, Fiom e Uilm dichiarano un’ora di stop. “Queste morti – scrivono in una nota – non sono mai fatalità, ma conseguenze della mancanza di rispetto delle regole”

Rassegna.it 19 settembre 2016

Un’ora di sciopero nazionale e assemblee in tutti i luoghi di lavoro per mercoledì 21 settembre. Questo hanno deciso Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil per protestare contro le morti sul lavoro di giovedì 15 in un’azienda di logistica di Piacenza e di sabato 17 all’Ilva di Taranto e all’Atac di Roma. “Dall’inizio dell’anno 500 lavoratori sono morti mentre lavoravano” spiegano i sindacati: “È un dato inaccettabile, che rappresenta una situazione drammatica. Il diritto alla vita di un lavoratore è un bene assoluto che nessuno può cancellare”.

Per i segretari generali Marco Bentivogli (Fim), Maurizio Landini (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm) queste morti “non sono mai la conseguenza della fatalità, ma sempre della mancanza di rispetto delle imprese per le procedure e le regole di sicurezza e, in generale, dell’inadeguatezza dei sistemi di prevenzione tali da assicurare effettive garanzie per i lavoratori. Questa realtà è la conseguenza di un clima e di comportamenti che valutano la vita e il lavoro e le condizioni in cui si svolge come variabili dipendenti dagli interessi dell’impresa e del profitto”.

I sindacati dei metalmeccanici rimarcano come “i subappalti e la precarietà lavorativa peggiorino le condizioni di lavoro e aumentino le pressioni sui singoli lavoratori” e chiedono “un contratto nazionale che affronti queste tematiche per porre argine a questa situazione, perché si rendano più forti i lavoratori nella difesa dei propri diritti e di una condivisa e diffusa cultura della sicurezza”. Film, Fiom e Uilm, in conclusione, riconfermano il proprio “impegno per garantire un lavoro sicuro e con diritti e dichiarano la loro contrarietà a qualsiasi intervento che peggiori le norme sulla sicurezza”.