Contrattazione di secondo livello Lombardia: no alla mozione 332

in Mercato del lavoro, News, UFFICIO STAMPA

 

Oggi il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la mozione n. 332, che impegna la Giunta e gli assessori competenti a promuovere un piano regionale di sostegno alla contrattazione di secondo livello in Lombardia.

La CGIL Lombardia considera positivo che le istituzioni regionali si pongano il tema di una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello. Tuttavia, esprime contrarietà rispetto ad alcuni strumenti previsti dalla mozione e ad alcune delle sue finalità.

Contrattazione di secondo livello in Lombardia: servono salari e redistribuzione

Per la CGIL Lombardia, la carenza di manodopera non si affronta con scorciatoie fiscali o con interventi che modificano gli equilibri istituzionali, ma intervenendo sulle sue cause principali: basse retribuzioni, alto costo della casa e aumento generale del costo della vita.

Tra gli strumenti previsti dalla mozione, la CGIL Lombardia ritiene non opportuna l’apertura di un tavolo di confronto con il Governo nazionale finalizzato a ottenere, attraverso interventi legislativi, maggiori competenze per Regione Lombardia nella promozione e attuazione della contrattazione territoriale di secondo livello, anche attraverso strumenti di fiscalità.

Intervenire sul fisco per ridefinire competenze regionali in materia di contrattazione rischia di alterare equilibri istituzionali delicati, aprendo una strada pericolosa.

Con la stessa logica, la CGIL Lombardia non condivide la previsione di interventi di sostegno e forme di incentivazione della contrattazione territoriale, anche mediante fiscalità di vantaggio, nelle Zone di Innovazione e Sviluppo. La scommessa delle ZIS si vince sulla capacità delle imprese di investire in innovazione di processo e di prodotto per accompagnare le transizioni in atto, non sulla modifica degli equilibri fiscali.

La mozione prevede inoltre finalità che la CGIL Lombardia non condivide, tra cui la facilitazione di forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, ai sensi della legge n. 76/2025.

La legge n. 76 disciplina forme di partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili d’impresa, ma non interviene sulla rappresentanza dei lavoratori all’interno delle aziende. Inoltre, rischia di depotenziare la contrattazione di secondo livello, trasformando la partecipazione agli utili in una possibile alternativa alla redistribuzione salariale contrattata.

Questo elemento è ancora più problematico nelle piccole e medie imprese, dove spesso la contrattazione di secondo livello non viene praticata e dove il fondo regionale dovrebbe agire con maggiore incisività. In molte di queste realtà, infatti, la struttura d’impresa non prevede la costituzione di consigli di sorveglianza o consigli di gestione nei quali rappresentare i lavoratori.

Per la CGIL Lombardia, la contrattazione di secondo livello deve servire prima di tutto a redistribuire produttività, redditività e ricchezza prodotte dall’impresa a favore delle lavoratrici e dei lavoratori. Le risorse pubbliche del fondo possono facilitare la contrattazione, ma non possono sostituire la responsabilità delle imprese nella redistribuzione della ricchezza prodotta.

Per rispondere alla pandemia salariale ancora in corso serve salario fresco nella contrattazione. Benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati, non rispondono all’urgenza concreta di lavoratrici, lavoratori e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.

Per queste ragioni, la CGIL Lombardia ritiene necessario che ogni intervento regionale a sostegno della contrattazione di secondo livello abbia un obiettivo chiaro: rafforzare la contrattazione collettiva, aumentare i salari, redistribuire la ricchezza prodotta e migliorare le condizioni materiali di lavoratrici e lavoratori.

Non servono scorciatoie fiscali né strumenti che rischiano di sostituire il salario contrattato con benefit o partecipazione agli utili.

Tag: , , , , , , , , ,