Airpack, accordo in Regione Lombardia: più tutele e ricollocazione per i lavoratori

in News, UFFICIO STAMPA

Si è chiusa oggi, nella sede di Regione Lombardia, la complessa vertenza Airpack. È stato infatti sottoscritto l’accordo tra le parti che mette fine a una fase lunga e difficile, segnata dalla cessazione dell’attività produttiva e dalla forte preoccupazione per il futuro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. Pur non rappresentando l’esito auspicato dal sindacato, l’intesa raggiunta consente di ottenere condizioni nettamente migliorative rispetto a quelle inizialmente messe sul tavolo dall’azienda.

Il risultato arriva dopo una trattativa portata avanti fino all’ultimo minuto da Filctem Cgil Lombardia e Filctem Cgil Lodi. In una prima fase, infatti, l’azienda intendeva chiudere la vertenza riconoscendo ai lavoratori appena tre mensilità, senza ulteriori garanzie. L’accordo sottoscritto oggi consente invece di assicurare un incentivo economico più dignitoso, considerato fondamentale per sostenere le famiglie in una fase di passaggio tanto delicata.

Accanto al miglioramento economico, l’intesa punta anche a favorire la continuità professionale e la ricollocazione delle persone coinvolte. Sono previsti l’accesso immediato ai servizi di politiche attive della Regione, l’organizzazione di un Job Day interamente a carico dell’azienda per mettere in contatto i lavoratori con fornitori e clienti del settore, oltre a supporti tecnici e logistici dedicati.

“Non è l’esito che volevamo, perché la cessazione dell’attività resta una sconfitta sul piano industriale e occupazionale”, dichiara Luisa Perego, segretaria generale Filctem Cgil Lombardia. “Tuttavia, di fronte a una decisione aziendale che si è confermata irrevocabile, abbiamo lavorato fino all’ultimo per non lasciare i lavoratori senza tutele. Il risultato ottenuto migliora in modo sostanziale il punto di partenza, sia sul piano economico sia su quello degli strumenti di ricollocazione”.

Resta però forte l’amarezza per l’atteggiamento della proprietà. Nel corso del confronto, infatti, il lavoro di coordinamento con Regione Lombardia aveva consentito di individuare in tempi rapidi anche un potenziale acquirente, ma l’azienda ha rifiutato di sospendere la procedura di licenziamento per consentire una valutazione dell’offerta. Una chiusura che, secondo il sindacato, ha impedito di verificare fino in fondo la possibilità di salvaguardare la continuità occupazionale e il patrimonio industriale legato a questa produzione.

“Questa chiusura ha impedito di verificare fino in fondo la possibilità di salvaguardare continuità occupazionale e patrimonio industriale”, prosegue Perego. “Si perde una produzione di qualità, un sapere costruito nel tempo, un pezzo importante di competenza manifatturiera del nostro Paese. È un esito che conferma ancora una volta quanto sia urgente dotarsi di strumenti normativi nazionali capaci di contrastare l’arbitrarietà delle multinazionali e di tutelare il valore sociale dell’impresa”.

Sulla stessa linea anche Morwenna Di Benedetto, segretaria generale Filctem Cgil Lodi, che sottolinea il lavoro svolto accanto ai lavoratori per tutta la durata della vertenza e la necessità di verificare ora l’attuazione concreta degli impegni assunti. “Resta tutta l’amarezza per una chiusura che colpisce il territorio e disperde competenze importanti, ma in una situazione così difficile era fondamentale strappare condizioni migliori rispetto a quelle inizialmente messe sul tavolo dall’azienda. Ora sarà decisivo che tutti gli impegni sulla ricollocazione, sulle politiche attive e sui percorsi di accompagnamento vengano attuati in modo concreto e tempestivo, per dare ai lavoratori una prospettiva reale”.

L’accordo firmato oggi rappresenta quindi l’unica strada rimasta per non lasciare le lavoratrici e i lavoratori privi di tutele di fronte a una decisione aziendale definitiva. Filctem Cgil Lombardia continuerà a monitorare il rispetto degli impegni presi, a partire da quelli relativi alla ricollocazione, nella consapevolezza che questa vertenza lascia aperta una questione più ampia: la necessità di strumenti normativi nazionali capaci di difendere il lavoro, il know how industriale e il valore sociale dell’impresa.