Stati Generali, il Segretario generale Susanna Camusso chiude i lavori

in UFFICIO STAMPA e COMUNICAZIONE

Como 16 dicembre 2016. Chiudendo i lavori della tre giorni degli Stati generali della Cgil Lombardia, il segretario generale Susanna Camusso è intervenuta sui tanti temi al centro del dibattito. In particolare ha fornito una chiave di lettura che guarda a una cultura che va affermandosi, e che sta cambiando i parametri di valutazione. Soffermandosi sui dati che hanno caratterizzato la riflessione di questa sessione degli Stati generali, ha sottolineato come la povertà oggi riguardi anche chi lavora, e questo è un fatto nuovo.I processi di esclusione sono intervenuti in tutte le aree del paese, anche quelle che sembravano meno svantaggiate. L’esclusione diventa una progressione, pensiamo per esempio alla sanità e alla rinuncia da parte di molti alle cure primarie.

C’è un nesso profondo però tra tutto questo e la partecipazione e l’esercizio della democrazia, che non sono venuti meno.

Non penso, ha detto Camusso, che stiamo vivendo una fase di declino della democrazia, e il tema della partecipazione va analizzato non solo in termini quantitativi ma qualitativi. Il 4 dicembre le giovani e i giovani sono andati a votare, e non hanno votato esattamente come chiedeva chi ha fatto di loro l’oggetto della propria retorica politica. Ci ricordiamo di quel discorso: “io rappresento Marta e Giuseppe” e la retorica dell’età per la quale bisognava rottamare, e la storia che i quarantenni avrebbero cambiato il mondo, e che il sindacato non avrebbe mai potuto rappresentare il cambiamento. Tutto questo il 4 dicembre è stato spazzato via.

Oggi la parola disagio sociale insieme a disuguaglianze è tornata prepotentemente sulla scena.

Da cosa è determinato il disagio sociale?

Al di là delle tante analisi, il tema vero è determinato dal fatto che tante rabbie si sono espresse nello stesso modo e che quel modello di cambiamento, senza partecipazione e senza finalità esplicita, era però di fatto escludente. E’ diffusa una forte sensazione di incertezza per la convinzione che non si hanno strumenti di difesa de diritti.

Si incrociano qui due elementi, il mondo di lavoro che con tante lotte eravamo riusciti a rendere un luogo di certezza, oggi ha perso questa caratteristica; l’altro elemento di incertezza è legato all’accesso ai servizi. L’universalità è il tema al centro della nostra legge di iniziativa popolare ” Carta dei diritti” ed è fatta di contrattazione e  servizi. L’obiettivo è unire le tante domande individuali in una dimensione collettiva per ricomporre il lavoro.

Sui referendum della Cgil Susanna Camusso ha sollecitato l’impegno di tutta l’organizzazione a partire dai delegati e dalle delegate dei luoghi di lavoro. L’11 gennaio la Corte deciderà sui nostri referendum. A partire da quel momento noi cominceremo la nostra campagna elettorale. E l’impegno dovrà essere consistente, forte, di tutte e tutti, nella società e nei luoghi di lavoro come nella rete.

Ha poi affrontato i temi della contrattazione Susanna Camusso, richiamando l’importanza degli aumenti delle retribuzioni, la necessità della contrattazione nazionale, di quella di secondo livello, ma anche di una contrattazione del welfare integrativo riqualificato, che sia però dentro una dimensione generale che non sia sostitutivo del salario e non crei disuguaglianze e rotture, arricchendo il sistema assicurativo privato.

Poco prima con i giornalisti aveva commentato le dichiarazioni del ministro Poletti sui referendum della Cgil “un ministro della Repubblica dovrebbe avere più rispetto per i milioni di persone che hanno firmato la nostra proposta di legge e i tre referendum che li sostengono”. A chi le ricordava che il Presidente Gentiloni ha detto che il Jobs act non si tocca, Susanna Camusso ha risposto: “allora vorrà dire che bisognerà chiamare gli italiani di nuovo a votare”.

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