Report andamento economia in Lombardia, terzo trimestre 2016: nessuna ripresa stabile

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Dichiarazione di Massimo Balzarini della Segreteria della CGIL Lombardia

La crescita economica mondiale riflette l’incertezza e le aspettative internazionali. Le previsioni, passo dopo passo, diventano sempre più contenute.
L’economia internazionale è prevista in crescita del 3% per il 2016, del 3,4% nel 2017, del 3,5% nel 2018.
All’interno troviamo situazioni molto differenti. La Cina dovrebbe crescere del 6,6% nel 2016, del 6,2% nel 2017, del 6% nel 2018.

“La crescita dell’Italia rimane sistematicamente più bassa della media europea e dalla media dei paesi più industrializzati. Lo sottolinea Massimo Balzarini della segreteria della Cgil Lombardia.
La crescita è stimata allo 0,7% nel 2016, allo 0,9% nel 2017 e all’1% nel 2018. Lo spread di crescita tra Europa e Italia rimane costante (in media 0,8 punti) nonostante abbia più di altri introdotto le così dette riforme strutturali europee, e un avanzo primario che non ha eguali tra i paesi UE.

Per la Lombardia, prosegue il segretario Cgil, i dati del terzo trimestre del 2016 interrompono il trend positivo che ha caratterizzato gli ultimi trimestri, con la debolezza della domanda interna.
Secondo il DEFR 2016 (nota di aggiornamento), la crescita della Lombardia dovrebbe essere dell’1% nel 2016, dell’1,1% nel 2017 e dell’1,3% nel 2018.
Lo spread di crescita Europa-Lombardia si consolida, e la differenza è di meno 0,7 punti nel 2016, meno 0,4 nel 2017 e meno 0,5 nel 2018.

Sebbene la produzione industriale sia generalmente migliorata, le posizioni del 2007 sono ancora molto lontane, con una de-industrializzazione preoccupante: almeno la metà del 27% di produzione persa è «persa» per sempre.
La produzione industriale media nel periodo gennaio-settembre 2016, in rapporto allo stesso periodo del 2015, è pari a +1,3%; positivi sono chimica +1,4%, gomma-plastica +1,7%, meccanica +1,8%, siderurgia +3,7%, negativi abbigliamento -0,7%, alimentari -0,9%.

Andamento dell’occupazione

A livello nazionale le nuove assunzioni (gennaio/settembre) calano rispetto allo stesso periodo del 2015 (4.314.326 rispetto a 4.673.654). Come è noto (grazie agli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità), il 2015 segnò un boom rispetto al 2014 (4.241.365, +10,2%). Quest’anno, dunque, c’è un netto calo (-7,7%) rispetto all’anno scorso, ma un lieve +1,7% rispetto al 2014.
Il calo più consistente, sempre a livello nazionale, è registrato sulle assunzioni a tempo indeterminato: -32,3% rispetto al 2015 che, a sua volta, aveva visto un +38,2% rispetto al 2014.
Calano sensibilmente, nel 2016, anche le trasformazioni da determinato a indeterminato (-34,4%). In continua crescita, invece, i contratti a tempo determinato ( +2,4% nel 2015 e +3,4% nel 2016). In Lombardia il calo degli avviamenti al lavoro, con un -9%, è più elevato del calo nazionale (-7,7%). Anche in Lombardia il calo è più sensibile nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-27,8%, contro un +43,2% dell’anno precedente), e calano anche i nuovi rapporti di  lavoro a termine (-1,2%).

L’elemento decisivo del calo delle assunzioni stabili – prosegue Balzarini – è dovuto alle agevolazioni contributive, come risulta evidente a livello nazionale, dal fatto che le assunzioni con rapporto di lavoro agevolato (previsto solo per il tempo indeterminato) sono passate dal 60,8% del 2015 all’attuale 33,2%: in pratica un dimezzamento.

Sono particolarmente penalizzati i giovani (fino a 29 anni) per i quali la percentuale di nuove assunzioni a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni è più bassa (22,7%) contro il 32,8 della fascia d’età 30-39, il 32,4% per la fascia 40-49, e il 33,5% per la fascia 50 e oltre.
Rispetto ai settori produttivi, i nuovi rapporti di lavoro stabili sono il 25,1% nel Commercio e servizi, il 43,6% nelle costruzioni, il 42,3% nell’Industria e il 55,3% nell’Agricoltura (che però rappresenta un settore numericamente minoritario all’interno del mondo del lavoro).

Continua a salire il ricorso ai voucher come strumento di retribuzione alternativo ai contratti collettivi di lavoro: in Lombardia si è passati da 7.929.709 del 2014 a 14.419.181 (+181%) del 2015, e 20.107.444 del 2016 (+253%).

Da questo quadro d’insieme – conclude il sindacalista – risulta che ci sono dei segnali positivi ma con un andamento altalenante che ancora una volta conferma che non siamo in presenza di una ripresa strutturale, per la quale sarebbero necessarie misure che la rendessero stabile”.

Milano 6 dicembre 2016