Nella notte del 10 luglio 1976, la lezione di Seveso 40 anni dopo il disastro Icmesa

in UFFICIO STAMPA e COMUNICAZIONE

Rosalba Cicero, segretario generale della Filctem Lombardia. “ La sicurezza sia una priorità per tutti: politica, associazioni, organizzazioni sindacali”.

10 luglio 2016 – Sono passati quarant’anni dal disastro di Seveso. Oggi quel simbolo negativo del rapporto tra industria e ambiente – da cui il nome della legislazione continentale sui rischi di incidente rilevante – ha cambiato faccia. Rosalba Cicero segretario generale della Filctem Cgil Lombardia ci ricorda qui terribili momenti. “La quantità di diossina che fuoriuscì dall’impianto non è stata mai accertata con esattezza. Dove sono arrivati gli effetti a lungo termine è attualmente oggetto di studio. Le indagini sono complesse, ma una cosa è certa: negli ultimi quarant’anni tra gli abitanti di Seveso è aumentata l’incidenza di alcuni tipi di tumore, in particolare del tratto digerente, dell’apparato respiratorio e del tessuto linfatico ed emopoietico. È molto probabile e biologicamente plausibile, come scrive Pieralberto Bertazzi, l’epidemiologo che ha condotto le indagini, un’associazione tra esposizione alla diossina e aumento di tumori. La mortalità generale, dice sempre Bertazzi, non ha invece subito incrementi. Insomma, la temuta strage paventata subito dopo la fuga tossica dall’Icmesa, fortunatamente non si è verificata.

Dal punto di vista economico, però, ci fu il blocco dello sviluppo urbano e della crescita economica, gli abitanti cambiarono radicalmente stile e comportamento di vita, l’ecosistema di una parte del territorio entrò in agonia. Chi lavorava la terra smise di coltivarla, chi aveva gli animali li vide morire. Nella vita di tutti si registrarono alterazioni nella vita di relazione. Le coppie smisero di fare figli. La paura indusse molte donne incinte a ricorrere all’aborto allora illegale. Non ingiustificatamente si ritiene che l’ondata emozionale suscitata dal disastro di Seveso abbia impresso un’accelerazione all’approvazione della legge sulla legittimazione dell’aborto.
Se guardiamo oggi i luoghi teatro del disastro si sono completamente trasformati. Al posto dell’Icmesa c’è un centro sportivo, mentre sulle ceneri della zona A è stato realizzato il Bosco delle querce, il nuovo parco cittadino dove flora e fauna d’importazione, anche queste sorvegliate speciali, sperimentano faticosamente il loro nuovo habitat. Il parco è anche uno dei due “cimiteri” della diossina. L’altro, più piccolo, è vicino alla superstrada per Meda, dove sono sepolti i fanghi tossici estratti dell’Icmesa. Nel Bosco delle querce, sotto a un’altra collina artificiale, sono invece sepolte le macerie della fabbrica e delle case abbattute, la terra contaminata e le stesse attrezzature usate per le bonifiche. È tutto sigillato, messo in sicurezza, dentro una enorme vasca di cemento, continuamente monitorata dal personale della forestale. Ma in quella vasca di cemento non deve essere annegata la dura lezione che il disastro ci ha impartito.
Resta, comunque il tema di come conciliare la produzione con la tutela dell’ambiente e la salute dei lavoratori e sicurezza e salute non riguardano solo i luoghi di lavoro, ma anche il territorio. Quell’evento ha spostato l’attenzione delle parti sociali verso la sostenibilità ambientale. Se fino ad allora le organizzazioni sindacali si erano concentrate soprattutto sulle condizioni dei lavoratori, su ciò che avveniva dentro la fabbrica, a partire da quegli anni, anche grazie alle Commissioni Ambiente, altra fondamentale conquista sindacale, si è cominciato a prestare attenzione all’ambiente circostante. Da un incidente così drammatico, ciò che è stato consegnato al sindacato e in particolare ai lavoratori che sono arrivati dopo, è l’attenzione su queste tematiche e la presa di coscienza dell’impatto dell’industria sulla salute. Un’altra riflessione riguarda l’evoluzione delle relazioni sindacali: sui temi dell’ambiente e della sicurezza si può considerare ormai superata la contrapposizione tra impresa e sindacato, non solo nelle intenzioni o nella condivisione di principi.
Quella della sostenibilità ambientale è una sfida di ampio respiro nella quale servono strategie precise. Da soli non possiamo farcela, occorre che questa sfida sia raccolta da tutte le istituzioni, dalla politica, dalle associazioni imprenditoriali. Con Federchimica e anche con Asiep abbiamo fatto notevoli passi in avanti, ci piacerebbe che lo stesso accadesse per altri settori, con altre associazioni. Vorremmo che in qualche modo questo sistema di relazioni industriali servisse da apripista per altri temi. La salute, la sicurezza, l’ambiente, devono essere diritti universalmente riconosciuti e proprio per questo, come recita la proposta di Carta dei diritti della Cgil, non mercificabili.
Occorre, inoltre,rafforzare la formazione, la partecipazione e la professionalità, traducendo tutto questo in opportunità per i lavoratori e per le imprese. Troppi sono ancora gli infortuni e le morti sul lavoro.

FILCTEM-CGIL Lombardia

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