La nuova social card: “SIA” Sostegno per l’Inclusione Attiva. (Materiali a cura di CGIL Bergamo)

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La misura sperimentale viene estesa a tutti i Comuni Italiani. Previsto uno stretto legame tra il contributo economico e l’assunzione di impegni da parte della famiglia

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Previsto uno stretto legame tra il contributo economico e l’assunzione di impegni da parte della famiglia.
La misura richiede soprattutto ai Comuni e ai Centri per l’Impiego sforzi organizzativi difficilmente compatibili con i tagli di personale e di risorse.

Prevista dalla Legge di stabilità approvata a dicembre 2015 prende il via, il 2 settembre, il “SIA” Sostegno per l’Inclusione Attiva, la misura di contrasto alla povertà (generalizzazione della Social Card finora limitata sperimentalmente a un ristretto gruppo di città) e in attesa della definitiva approvazione del disegno di legge di un più complessivo riordino degli interventi in materia di servizi sociali e povertà.
Elemento centrale del SIA è lo stretto legame tra l’erogazione di un contributo economico e l’assunzione di impegni di “politica attiva” da parte della famiglia destinataria. La norma tiene positivamente conto delle precedenti esperienze e cioè del fatto che l’aiuto economico si rivela spesso inefficace senza uno stretto legame con i Servizi Sociali e i Centri per l’Impiego (la ben nota “presa in carico”). Il Decreto fa riferimento alle Linee Guida approvate in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni, Linee Guida che assegnano un ruolo importantissimo ai Servizi sia Sociali che per l’Impiego e individuano modalità di approccio, procedure e strumenti non semplicemente valutativi e burocratici (i criteri di “condizionalità” in base ai quali viene sospeso o annullato il contributo economico). Il modello teorico che sta alla base delle Linee Guida è quello definito nel Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione (P.I.P.P.I.), un programma centrato sulla creazione di un contesto favorevole ai bisogni del bambino valorizzando i comportamenti della famiglia e positivi fattori ambientali (l’istruzione).
Il Decreto richiede ai Servizi Comunali e a quelli per l’Impiego di lavorare in rete, costituendo a livello di Ambito Territoriale equipe multidisciplinari che coinvolgano servizi sanitari, scuola, formazione, Terzo Settore. Come si vede è una svolta radicale rispetto, per esempio, alle politiche sociali di Regione Lombardia che ha sempre contrapposto in modo alternativo i contributi economici (buoni e voucher) al ruolo dei Servizi.
Queste buone intenzioni dovranno misurarsi, però, con la realtà attuale dei servizi comunali ridimensionati dai continui tagli di organico e di risorse. Analoga condizione anche per i Centri per l’Impiego, cui spetta l’importante compito della definizione dei Piani personalizzati di impegni da far sottoscrivere alle famiglie; l’incertezza sul futuro di questo personale (in procinto di passare, forse, alla nuova Agenzia ANPAL) certamente non aiuta. Così come non aiuta lo smantellamento della Provincia che ha curato per anni la formazione del personale educativo e dei servizi sociali.
C’è da augurarsi che questa scadenza contribuisca finalmente a creare quella “rete multidisciplinare” di cui si parla da anni, ad esempio sotto la voce SUW (Sportello Unico Welfare), ma con risultati ancora non entusiasmanti.
Bergamo. 3 Agosto 2016.
(or amb)

ALLEGATI
Scheda informativa
Decreto Interministeriale 26 maggio 2016
Linee Guida (Conferenza Unificata Stato-Regioni 11 febbraio 2016
Circolare INPS 19/07/2016 n. 133