La K-Flex e i lavoratori che resistono

in UFFICIO STAMPA e COMUNICAZIONE

Intervista a Grazia Fradi, impiegata dell’azienda: “Che delusione questo silenzio. La nostra battaglia continua”

Nel gruppo WhatsApp “Kflex” arriva un messaggio: “Siamo qui, dove siete?”. È il 28 dicembre 2016, primo giorno di sciopero dichiarato da Cgil e Cisl. I lavoratori leggono e accorrono, a decine, anche quelli che erano in ferie. È la rete degli operai che hanno deciso di lottare per il proprio posto di lavoro.

La K-Flex è un’azienda che produce isolanti termici e acustici. Nasce in Lombardia, in territorio brianzolo, nel 1989. La sede centrale si trova a Roncello, ma negli anni gli impianti produttivi sono stati aperti in tutto il mondo.

A Roncello lavorano 250 persone. Tutte rischiano il posto di lavoro. L’azienda, come denunciano Filctem Cgil e Femca Cisl della Brianza, vuole delocalizzare l’impianto in Polonia. Ecco perché da martedì 24 gennaio i lavoratori sono in presidio permanente davanti ai cancelli della ditta.

Grazia Fradi è una di loro. È impiegata in azienda dall’89, l’ha vista nascere e crescere. Insieme ai suoi colleghi ha contribuito ad accrescerne il prestigio – e i profitti. “Siamo andati noi stessi in trasferta all’estero per avviare l’attività delle nuove sedi – racconta -. Io sono stata negli Stati Uniti quasi 3 mesi, e un mese e mezzo in Turchia. Si andava lì in squadra ad aiutare i lavoratori del posto”.

L’ultima sede aperta è quella polacca. Grazia racconta che alcuni macchinari della fabbrica di Roncello sono stati portati lì. “Ma non ci sono stati esuberi, per cui non immaginavamo il peggio. Poi la situazione è degenerata”. Gli operai hanno impedito che venissero smontati altri due macchinari. “Subito dopo l’azienda ha dichiarato che entro la fine del 2017 il capannone andrà liberato perché il tetto è pericolante. Sotto lo stesso tetto, però, ci sono altre due ditte: il capannone è pericoloso solo per noi?”.

I dubbi dei lavoratori sono tanti perché i dirigenti non hanno dato nessuna informazione. Non hanno mai risposto alla domanda “Se si svuota la fabbrica, dove vanno i dipendenti?”.

Lo sciopero del 28 dicembre non produce esiti. La mobilitazione riparte il 24 gennaio. Da 11 giorni i cancelli di via Da Vinci sono presidiati giorno e notte dai lavoratori. “Siamo tutti fuori, ci diamo il cambio. Anche sotto la pioggia, coi piedi nel fango.  Abbiamo bloccato la produzione, i magazzini, tutte le attività lavorative sono ferme. Ancora non ci hanno chiesto un incontro, ancora non ci danno risposte. Un dirigente è uscito dal suo ufficio, sì, ma per minacciarci di bloccare gli stipendi se non rientriamo. Ma noi resistiamo. Noi stiamo qui”.
Quello che ferisce di più è il silenzio. Un silenzio che parla da solo. “Temiamo la delocalizzazione, che per noi significa licenziamento – dice Grazia -. Siamo qui fuori ma nessuno ci dice niente. Lavoriamo alla K-Flex da 30 anni e non hanno nemmeno il coraggio di affrontarci. Che delusione”.

La delusione cresce se si pensa ai sacrifici fatti per l’azienda, quando questa lamentava problemi economici. “La 14esima è stata scorporata. Il pagamento degli stipendi è stato rinviato dal 10 del mese al 15, poi al 20. Io, come tutti, avevo calcolato le mie spese entro una data, ho avuto difficoltà quando è stata rinviata. Ma lo abbiamo fatto, siamo andati incontro all’azienda. Quella stessa azienda che oggi non si espone con noi e non ci dice quale futuro ci attende.
Non possiamo fare niente per tenerli in Italia. Ma almeno ci dicano la verità”.
Il presidio fuori dai cancelli, perciò, continua. “Non abbiamo nessuna intenzione di cedere. Siamo tutti uniti in questa battaglia, ci aiutiamo, ci sosteniamo. Per mangiare ci autofinanziamo. La Cgil ci sta aiutando anche materialmente, con gazebo, tende, brandine. Sarà una lunga battaglia. Ma andremo avanti a oltranza”.

Domani alle 14, nel parcheggio della K-Flex, ci sarà un’assemblea pubblica. Lavoratrici e lavoratori invitano tutti i cittadini e le istituzioni locali a partecipare. In gioco non ci sono solo 250 posti di lavoro, ma anche il tessuto produttivo del territorio.

3 febbraio 2017