Dalla chiusura dei porti al censimento dei Rom: al peggio non c’è mai fine

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Dichiarazione di Elena Lattuada, segretario generale Cgil Lombardia

 

La Lombardia sarà la prima Regione a fare il censimento dei campi nomadi. Lo ha deciso il 3 luglio il consiglio regionale, approvando a maggioranza una mozione a nostro giudizio pericolosa e discriminatoria.

Abbiamo un triste primato: la Regione governata dal centrodestra decide di fare da apripista a eventuali provvedimenti – dei quali si tratterebbe di verificarne la costituzionalità – che, usando le parole della senatrice a vita Liliana Segre “sporcano la nostra civiltà democratica”.

La mozione è stata presentata come una semplice ricognizione per raccogliere dati, già ampiamente in possesso di Regione e Comuni e adducendo, tra l’altro, la necessità di combattere l’abbandono scolastico.

Noi siamo convinti assertori del diritto all’istruzione, fino ai 18 anni. Ma per garantire il diritto all’istruzione per l’intera comunità, composta da bambini e studenti italiani, migranti e rom, servono investimenti, lavoro e reddito e politiche di integrazione, non un banale censimento su base etnica. Anche così si risponde al legittimo bisogno di legalità e di sicurezza di tutti i cittadini, nel rispetto della convivenza civile.

La CGIL esprime la propria solidarietà ai popoli Rom e Sinti, anche opponendoci alla pericolosa deriva di odio, divisione e discriminazione.

E’ necessario non rimanere silenti e immobili di fronte ai tanti drammi umani: dalle morti nel mediterraneo, alle schedature etniche. Per questo è necessario che l’insieme delle forze ed associazioni democratiche facciano sentire la loro voce, organizzando tutte le iniziative possibili e, nel contempo, verificando la legittimità costituzionale degli atti formali che vengono intrapresi.