Come cambia il lavoro in Lombardia: cala il tempo indeterminato. A risentirne ancora le fasce giovanili

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La dinamica dell’economia nazionale registra dei tassi di crescita sufficienti per creare nuovo lavoro? La Regione Lombardia subisce o guida i processi di trasformazione?

A queste domande prova a dare una risposta Massimo Balzarini della segreteria della CGIL Lombardia: “Sono domande legittime se consideriamo che tutti gli Istituti internazionali stimano una minore crescita per il 2018 e il 2019 tra il meno 0,4 e il meno 0,2%. Tutte le proiezioni degli organismi internazionali, infatti, posizionano la crescita del Pil nazionale tra l’1,6% e l’1,2%, mentre altri istituti autonomi prevedono solo l’1%; la Lombardia dovrebbe subire una contrazione maggiore in ragione della sua più elevata propensione all’esportazione.

Le prospettive della disoccupazione potrebbero risentirne. Infatti, tra il 2013 e il 2018, si è ridotta la disoccupazione, ma in misura insufficiente rispetto al 2007, quando era prossima al 6% per l’Italia e al 4,5% per la Lombardia. Rimane la polarizzazione territoriale che plasticamente disegna le opportunità di lavoro per ciascuna regione.

 

 

Disoccupazione I e II trimestre 2013-2018, differenza 2018-2013
    disoccupazione 2013 disoccupazione 2018 differenza 2018/2013
      T1-2013   T2-2013   T1-2018   T2-2018 T1 T2
Italia maschi 10,7 11,9 10,6 9,8 -0,04 -2,01
femmine 12,0 13,7 12,9 11,8 0,88 -1,91
totale 11,2 12,6 11,6 10,7 0,36 -1,96
  Nord-ovest maschi 7,7 8,7 6,6 6,4 -1,10 -2,37
femmine 8,5 10,0 8,7 8,2 0,20 -1,86
totale 8,1 9,3 7,6 7,2 -0,53 -2,15
  Nord-est maschi 5,5 6,6 5,6 4,6 0,08 -2,01
femmine 8,4 10,1 7,8 7,1 -0,61 -3,00
totale 6,8 8,1 6,6 5,7 -0,19 -2,43
  Centro maschi 9,0 10,1 8,8 9,2 -0,27 -0,95
femmine 11,3 12,0 12,0 10,2 0,69 -1,83
totale 10,0 11,0 10,2 9,6 0,17 -1,35
  Mezzogiorno maschi 17,7 19,1 18,7 16,7 0,94 -2,38
femmine 20,1 22,5 22,7 21,0 2,66 -1,50
totale 18,6 20,4 20,2 18,4 1,64 -2,00

 

Sebbene vi sia stato un miglioramento del tasso di occupazione, e quindi una contrazione del tasso di disoccupazione, la principale regione industrializzata del Paese ha visto trasformarsi profondamente il mondo del lavoro.

Dai dati forniti da Unioncamere, dopo la battuta d’arresto evidenziata nei primi tre mesi dell’anno, nel secondo trimestre del 2018 l’occupazione in Lombardia torna a crescere: la variazione su base annua risulta pari al +1,2%, e porta il numero di lavoratori a 4 milioni e 478mila. Riprende così l’andamento positivo iniziato dopo il punto di minimo raggiunto nel 2011 e fattosi più sostenuto dal 2016: rispetto ai valori pre-crisi del 2008, la base occupazionale è cresciuta di 187 mila lavoratori, pari al +4,4%.

La variazione positiva registrata in Lombardia nel trimestre risulta comunque inferiore a quella nazionale (+1,7%) che beneficia degli incrementi significativi evidenziati dalle regioni centro-meridionali.

Il tasso  di  occupazione tra i 15 e i 64 anni sale al 68,4%, in crescita di 0,8 punti su base annua; anche rispetto al 2008 il confronto è positivo (+1,3 punti).

Rimane sostanzialmente stabile il tasso di disoccupazione, che in un anno passa dal 6,1% al 6%, ancora molto superiore al livello pre-crisi, mentre cresce la partecipazione al mercato del lavoro (tasso di attività dal 72,1% al 72,9%).

 

ANDAMENTO PER SETTORI

La crescita del numero di occupati è concentrata nei servizi (+65 mila lavoratori rispetto al secondo trimestre 2017, pari al +2,2%), il settore la cui espansione ha permesso all’occupazione lombarda di superare i livelli pre-crisi (+350 mila lavoratori rispetto al 2008, pari al +13%).  Risulta in crescita anche l’industria (+18 mila occupati, pari al  +1,6%),  che registra  però  ancora  61  mila  lavoratori  in  meno  rispetto  al  2008  (-5,2%);  ancora  negativo  il contributo delle costruzioni (-29 mila occupati, pari al -10,6%), che hanno registrato le perdite più  pesanti  in  seguito  alla  crisi.

 

ANDAMENTO PER GENERE

Nel secondo trimestre il numero di lavoratori aumenta per entrambi i generi, con una crescita più sostenuta per gli uomini (+35 mila occupati, pari al +1,4%) rispetto alle donne (+19 mila lavoratrici, pari al +1%). Negli ultimi dieci anni l’incremento è stato però più significativo per la componente femminile, con un aumento complessivo di 148 mila unità  (+8,2%)  dovuto  a diversi  motivi:  dalla  maggiore  percentuale  di  donne  impiegate  nei  servizi,  il  settore  che sperimenta  i  maggiori  tassi  di  crescita,  all’andamento  anticiclico  dell’occupazione  femminile, che tende ad aumentare nei periodi di crisi per compensare la perdita del lavoro da parte degli uomini del nucleo familiare, alla regolarizzazione delle lavoratrici straniere impiegate nei servizi di cura della persona (sanatorie del 2009 e del 2012).  Viceversa i lavoratori uomini sono stati più penalizzati dalla recessione, che ha colpito soprattutto i settori a prevalenza maschile come la manifattura e le costruzioni, e la crescita occupazionale rispetto al 2008 risulta quindi contenuta (+39 mila lavoratori, pari al +1,6%).

 

ANDAMENTO PER CLASSI DI ETA’

La suddivisione per età dei lavoratori è disponibile solo fino al primo trimestre 2018, che, a differenza di quello in esame, è stato caratterizzato da una contrazione degli occupati. Tuttavia le variazioni per classe di età confermano le tendenze recenti: la fascia più anziana (55 anni e oltre) continua a espandersi (+2,3%) per motivi legati al processo di invecchiamento della popolazione e agli effetti delle ultime riforme pensionistiche, mentre la classe giovanile (15-34 anni), a lungo in difficoltà sia durante la  crisi  che  nei  primi  anni  di  ripresa,  conferma  il miglioramento  in  corso  registrando  solo  una  lieve  flessione  (-0,3%).  Per il terzo trimestre consecutivo la variazione è invece negativa per la fascia centrale (35-54 anni), che vede il numero di occupati ridursi del -1,7%. Come effetto di tali dinamiche, prosegue il sindacalista, negli ultimi dieci anni l’occupazione in Lombardia ha registrato un sensibile spostamento verso le fasce più adulte di età (dal 10,1% al 18,8%) e una contemporanea contrazione della fascia compresa tra i 15 e i 34 anni (dal 32,2% al 23,2%).

 

TRASFORMAZIONI DELLE TIPOLOGIE DI LAVORO E RIDUZIONE DEL TEMPO INDETERMINATO

I nuovi contratti a tempo indeterminato (al netto delle trasformazioni) sono calati vistosamente come si può osservare dal grafico che segue, mentre tutte le altre tipologie di contratto (determinato, apprendistato, stagionale, somministrato, intermittente) hanno fatto registrare un aumento superiore al tasso di crescita della produzione e del PIL. Si fotografa una situazione della precarietà della Lombardia, con meno lavoro a tempo indeterminato e più lavoro flessibile-precario.

Un altro aspetto da evidenziare è la progressiva riduzione dei contratti precari tra il 2017 e il 2018.

 

Lombardia, nuovi contratti di lavoro gennaio-giugno per anni
  nuovi contratti di lavoro indeterminato al netto delle trasformazioni nuovi contratti di lavoro complessivi al netto delle trasformazioni
gen – giugno gen – giugno
  2015 2016 2017 2018 2015 2016 2017 2018
LOMBARDIA -48.429 -61.761 -77.662 -80.064 77.184 72.639 97.259 77.288

 

 

La tipologia privilegiata di assunzione (gennaio-giugno) è il lavoro a tempo determinato (289.000), seguito dal lavoro in somministrazione (181.000) e intermittente (58.000).

 

La crescita economica tra il 2017 e il 2018 – conclude Massimo Balzarini – ha comunque favorito il ricorso alla CIG da parte delle imprese. Un aspetto relativamente positivo che deve essere analizzato correttamente. La minore crescita tendenziale del PIL e le prospettive per la fine del corrente anno come quelle per il 2019 suggeriscono cautela. I primi contratti a non essere rinnovati sono infatto quelli parziali, e cominciano a registrare una caduta nel corrente anno, seguiti a ruota dalla CIG”.

 

 

 

Milano 2 ottobre 2018